12.28.06

Mobilità o stanzialità?

Pubblicato su Riflessioni a 1:48 am di Michele

Un articolo, letto di recente sulla rivista elettronica m@gm@, mi ha dato la possibilità di riflettere su un argomento caro all’antropologia e fondamentale per capire il fenomeno del turismo quotidiano. Ovvero la proverbiale diatriba fra coloro che sostengono che l’uomo sia principalmente un essere stanziale o un nomade viaggiatore…

homo-sapiens-grotta.jpegEbbene la mia opinione si regge su questa seconda ipotesi, l’uomo ha innata la volontà di scoprire e spostarsi. Ma prima di spiegarvi le mie considerazioni vorrei presentarvi, in maniera piuttosto sintetica, le parole dell’articolo che mi hanno più colpito: […] “Sembra un paradosso ma come dice Duccio Canestrini (…) “muovere un turista è facile, mouvere una persona è difficile. Occorre vincere le sue insicurezze, presentare il viaggio come un trasferimento nel migliore dei mondi possibili. Il viaggio in questo modo perde totalmente la sua valenza avventurosa, è solo un singhiozzo in una cultura dove regna il valore della stanzialità”, il turista è alla ricerca della certezza […]”.
Da: Lo sguardo che non vede. Antropologia del viaggio attraverso l’informazione turistica in Italia, Alessandra Lucchinetti (a cura di).

homo-sapiens.jpegChe cos’ èMagma? m@gm@, rivista pubblicata e diffusa su internet, parla di Scienze Umane e Sociali, è il progetto editoriale dell’Osservatorio dei Processi Comunicativi, fondata e diretta dal Sociologo Orazio Maria Valastro nel luglio del 2002.

Certamente non è possibile chiarire i dubbi che possono insorgere da un tema così complesso e che ha accompagnato tutta l’esitenza del genere umano fino ai giorni nostri. Mi chiedo se il radicamento o la spinta alla conoscenza dello spazio siano due facciate di una stessa medaglia, oppure effettivamente rappresentano due opposti che non possono considerarsi equivalenti e complementari…

Ogni commento sarà gradito.

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