11.26.07

Vado dove evado…

Pubblicato su Riflessioni a 4:19 pm di Michele

“La prigione si identifica nella forma
evadere è un pensiero”.

L’evasione è figlia della quotidianità, è una forma di fuga a quella che a nostro giudizio è la ruotine. Un bellissimo testo del Turri, Del viaggiare, ci spiega che la fuga, e quindi il viaggio, è la metafora dell’evasione al sociale.

Un’interessante teoria è stata avanzata da ricercatori e docenti della materia che descrivono il turismo come uno stupefacente sociale, ovvero la fuga da quel processo di assuefazione al quotidiano che si realizza grazie ad una vera e propria ignezione di estraneamento. Anche nella cara e vecchia teoria del turismo delle 4 S si sottolinea come la ricerca del piacere sia da ricondursi ad una evasione controllata dalla realtà alla ricerca di sole, sabbia mare e sesso (sun, sand, sea and sex).

evasione.JPGIn questo contesto la riflessione che vorrei avanzare e condividere con gli amici del blog, è proprio in riferimento al fatto che l’evasione sia un modo di astrarre i confini che regolano le interazioni sociali, quegli schemi che inquadrano la forma della nostra esistenza.

In questo senso l’evasione è una partenza perchè cerca di allontanarci dal comune, ma è anche ritorno perchè per quanta strada un uomo possa percorrere egli ritornerà sui propri passi… sui propri schemi… sulle proprie categorie…

In questo contesto la comnicazione assume un ruolo centrale nel processo di definizione dell’estraneamento ricercato. Essa costiuisce il canale, ovvero la forma della relazione, con i luoghi ricercati. Riprendendo una frase di Vilém Flusser, in Towards a Philosophy of Photography:

“Images are meant to render the word accessible and imaginable to man. But, even as they do so, they interpose them self between man and the world. They are meant to be maps, and they became screens”.

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